venerdì 20.04.2018
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Centro ricerca fusione nucleare, anche l’Emilia-Romagna chiede revisione della graduatoria

Dalla Regione la richiesta al presidente Enea, Federico Testa

La Regione Emilia-Romagna, insieme alla Toscana, chiede una revisione della graduatoria per l’assegnazione del centro di ricerca per la fusione nucleare nel territorio di Camugnano sull’Appennino bolognese. Nella sede di viale Aldo Moro, a Bologna, si è costituito un tavolo per il Brasimone con l’obiettivo di seguire in modo congiunto tutte le ipotesi di valorizzazione del sito a partire dal programma Dtt (Divertor tokamak test facility), che consente di studiare materiali, componenti e soluzioni ingegneristiche per futuri sistemi di produzione di energia pulita e sicura e più in generale, in programmi di ricerca e di potenziamento tecnologico dell’ente. Presenti all’incontro con l’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi, il Consigliere delegato alle attività produttive Massimo Gnudi e il Capo di gabinetto Giuseppe De Biasi in rappresentanza della Città Metropolitana, i sindaci di Castiglione e Camugnano Maurizio Fabbri e Alfredo Del Moro. Il confronto coinvolge, oltre alle Regioni Emilia-Romagna e Toscana, l’Unione dei Comuni Appennino bolognese e la Città metropolitana, col supporto di Ervet, ente regionale di sostegno agli investimenti. La lettera, firmata da Palma Costi e dall’omologo toscano, l’assessore Stefano Ciuffo, chiede al presidente Enea Federico Testa la revisione della graduatoria finale, contestando la formulazione dei punteggi che hanno portato all’assegnazione attribuita al Centro di Frascati. Nella lettera, si invita l’Enea a rivedere la graduatoria di assegnazione e impegnarsi affinchè “il Centro del Brasimone venga considerato prioritario nello sviluppo legato al Dtt e in nuove iniziative e progetti innovativi, più in generale in programmi di ricerca e di potenziamento tecnologico dell’Ente, se non altro in considerazione della qualità del gruppo di ricerca lì attivo e del contesto operativo in cui esso è inserito”.
“Restiamo sorpresi –  si legge nel documento - nell’osservare che l’Emilia-Romagna e la Toscana vengano considerate a minor potenziale tecnologico di Lazio, Abruzzo e Puglia; nonché, che l’aeroporto di Bologna (7,7 milioni di passeggeri l’anno, di cui il 75% per tragitti internazionali), insieme a quello di Firenze, siano stati paragonati, come aeroporti internazionali, con Pescara, Brindisi e Ciampino, venendo persino penalizzati per una questione di pochi chilometri. Appare discutibile, a nostro avviso, la straordinariamente bassa considerazione dei ridotti costi di insediamento in locali attualmente inutilizzati e facilmente riadattabili, a fronte di oneri derivanti da complesse operazioni di smantellamento necessarie per la macchina Ftu e di quelle strutture attualmente destinate ad altri progetti presso il Centro di Frascati, ancorché sviluppati da gruppi di ricerca altamente qualificati e tematicamente connessi alla fusione nucleare”.

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Pubblicato il 16/04/2018 — ultima modifica 16/04/2018
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