Energia dai tralci della vite

Il progetto Go Val.So.Vitis punta sul recupero degli scarti agricoli, finanziato dal Psr regionale

Gli scarti diventano un giacimento di reddito per la produzione di materia prima seconda ed energia per le imprese agricole. Allo stesso tempo si risparmiano i costi dello smaltimento e si crea una nuova filiera economica legata all'economia circolare.  In questo settore si inserisce il progetto  Go Val.So.Vitis, finanziato dal Psr della Regione Emilia-Romagna con l'obiettivo di individuare soluzioni  innovative  per l'utilizzazione degli scarti e dei sottoprodotti della filiera vitivinicola per finalità di recupero energetico, nutraceutico e agronomico.

Il recupero non si limita al frutto, ma interessa tutti gli elementi del ciclo produttivo perché si intendono valorizzare tutti i possibili sottoprodotti della filiera vitivinicola. 

In particolare i ricercatori si sono concentrati  sul recupero e la valorizzazione di questi elementi: foglie e vinacce per l'estrazione di composti bioattivi; sarmenti (i tralci) e vinacce esauste per il recupero energetico. Ma il programma comprende anche il riutilizzo di ceneri e biochar (carbone vegetale che si ottiene dalla biomassa vegetale) e da questi dopo un processo di gassificazione l'estrazione del rame.

Si riducono le emissioni

Oltre i benefici e i vantaggi economici quest'attività di recupero garantisce una maggiore sostenibilità ambientale della filiera vitivinicola. Si pensi agli scarti prodotti  dalle potature che  possono rappresentare un problema ambientale durante il processo di smaltimento. Soprattutto nel caso della bruciatura in campo vista la CO2 rilasciata dalla combustione. In questo modo si contribuisce a peggiorare la qualità dell'aria anche con le polveri sottili e i composti volatili del carbonio riconosciuti come cancerogeni.

Una soluzione praticata  attualmente nelle aziende vede la trinciatura e l'interramento degli scarti per arricchire la fertilità del terreno, ma ci sono degli inconvenienti quando ci sono parassiti perché si aumenta la loro diffusione. L'alternativa offerta dal progetto è la  gassificazione, sperimentata con una piccola macchina,  che porta alla conversione di un combustibile solido in un gas. Il prodotto finale è un combustibile a emissioni ridotte. Si ottiene così  energia elettrica e termica più biochar.

In sintesi dalla lavorazione degli scarti si ottiene un pellet di vite che alimenta il gassificatore. E' stato calcolato anche il ritorno economico dell'investimento: dai cinque ai sei anni. Un altro prodotto che si ottiene è il rame da utilizzare nel vigneto, il biochar è stato studiato e valutato  in due vigneti in provincia di Ravenna e di Reggio Emilia. 

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