Pandemia e mobilità: cambiamenti strutturali oltre il lockdown

I risultati di un’indagine di Art-ER sui mobility manager dell'Emilia-Romagna: 100 mila spostamenti quotidiani per lavoro in meno rispetto al periodo pre pandemico, meno consumi, meno emissioni

La pandemia ha generato e sta ancora generando cambiamenti strutturali sulla società. Il lockdown non è stata solo una parentesi. Non si rivedranno le autostrade vuote ma il cambiamento è venuto per rimanere. In diversi ambiti, tra cui la mobilità.

In questo scenario Art-ER ha condotto un’indagine sui mobility manager di imprese e enti in Emilia-Romagna nell’ambito delle attività dell’Osservatorio regionale della green economy GreenER: obiettivo dell'indagine è stato quello di mappare la gestione della domanda di mobilità regionale, alla luce dei grandi cambiamenti in atto nel mondo del lavoro, con l'introduzione dello smart working e la conseguente riduzione degli spostamenti.

I risultati

I risultati ottenuti dall’indagine delineano da una parte uno scenario caratterizzato dalla scarsa diffusione del Mobility Manager e da un esteso ricorso all’uso del mezzo privato negli spostamenti casa-lavoro, dall’altra parte si sta delineando un vero e proprio cambio di paradigma che vede molte aziende e amministrazioni impegnate a ripensare le proprie modalità di gestione della mobilità attraverso la riorganizzazione delle attività lavorative con il lavoro agile.

L’introduzione dello smart working ha rappresentato una risposta all'emergenza, ma è una modalità destinata a consolidarsi in futuro. Dall’indagine è emerso che durante il lockdown il ricorso allo smart working  da parte di enti e aziende è cresciuto del 67%. Per il futuro il 47% delle imprese dichiarano che continueranno con il lavoro agile, una percentuale che sale 93% per gli enti.

Il quadro della mobilità quotidiana rilevato dall'indagine è caratterizzato da percorrenze medie ed un esteso ricorso all’uso del mezzo privato.

Sono stati riscontrati ancora dei punti di resistenza all’utilizzo dell’auto che resta il mezzo privilegiato, dall’82% dei dipendenti privati e dal 66% dei dipendenti pubblici, per raggiungere il posto di lavoro. Scelta quest’ultima che, sotto l’effetto della pandemia, è stata ulteriormente incentivata dalla percezione di una maggiore sicurezza e tutela dal rischio contagio.

Le misure emergenziali introdotte per contrastare la diffusione del Covid-19 hanno comportato una drastica riduzione negli spostamenti casa-lavoro e quindi anche una riduzione delle emissioni di CO2.

Sono stati stimati 100 mila lavoratori in meno che si spostano nel quotidiano, rispetto al periodo pre pandemico, pari a circa 3,9 milioni di km percorrenze complessive evitate quotidianamente, 454 ton emissioni di CO2 evitate e un risparmio per il mancato acquisto di carburante di circa 247 mila euro al giorno.

Restano ancora aperte le sfide per dare una rinnovata centralità alla mobilità sostenibile: la mobilità ciclabile e micromobilità, mobilità in sharing e mobilità elettrica sono iniziative ancora poco diffuse, soprattutto nelle imprese. Gli enti intervistati, invece, anche se rappresentano solo una quota parte dell’intero “universo pubblico”, si sono mostrati più proattivi probabilmente sotto la spinta incentivate delle politiche regionali sui trasporti e la mobilità.

I risultati dell'indagine rappresentano una base per pianificare gli spostamenti casa-lavoro anche nelle fasi post emergenziali e per orientare correttamente le scelte istituzionali.

La mobilità durante la pandemia: il mobility manager in Emilia-Romagna (pdf9.96 MB)

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pubblicato il 2021/07/07 15:21:59 GMT+2 ultima modifica 2021-07-07T15:21:59+02:00

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